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Cento Coppi

Alba edizioni, 2018 – 160 pagine, Giacinto Bevilacqua – Renato Bulfon, ISBN 978-88-99414-39-9

15,00
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Disponibile su richiesta, contattaci

La straordinaria figura del ciclista Fausto Coppi analizzata attraverso gli articoli del giornalista Giacinto Bevilacqua e la collezione di Renato Bulfon.

Cento volte Coppi secondo le imprese leggendarie, le maglie gloriose, biciclette, i grandi avversari, i momenti difficili, le persone che lo hanno influenzato, le più belle copertine che gli hanno dedicato, le cartoline rare, i ritratti e le caricature, le pubblicità di successo alle quali ha prestato l’immagine.

Valorizzano la pubblicazione le figurine e l’elenco di tutti i compagni di squadra.

Marchio di qualità alla Rassegna della Microeditoria Italiana di Chiari (Brescia) 2019

Leggi la prefazione di Carlo Delfino 

 

Dieci volte 10 per Fausto.

Il 10 più brutto nella vita di Fausto Coppi è il 10 giugno 1940. La maglia rosa è fresca, giovane, profuma di sudore pulito e speranza. Riposa sulla spalliera del letto di casa, a Castellania. Il Campionissimo in fieri si sveglia, fa colazione, guarda la maglia e sente alla radio che «è giunta l’ora delle decisioni irrevocabili». Non riesce a godersi neppure per poche ore la soddisfazione del grande risultato messo al sicuro all’Arena il giorno prima. È un coscritto e dovrà andare in guerra.

Il 10 più ricco, presagio di classe cristallina, è il 10 agosto 1941. Giro dell’Emilia. “L’Asso della nuova generazione” stronca gli avversari in salita, li annienta sul passo e, dopo una fuga di 140 chilometri con “a rimorchio” soltanto lo scalatore Enrico Mollo, trionfa a Bologna relegando il capitano Bartali a “dopo la spesa pane”.

Il 10 più dotato di rivalsa sulle polemiche e sulle critiche, Coppi lo vive il 10 ottobre 1948. Poche settimane prima c’è stato il “fattaccio” di Valkenburg che lo vide squalificato insieme al suo principale rivale per aver disonorato, con una condotta di gara rinunciataria, la maglia azzurra. Quel giorno si disputa il Giro dell’Emilia e Fausto è al rientro. Ben presto si capisce che la corsa di San Petronio sarà sua. Al traguardo precede di quasi un minuto il coriaceo Vittorio Rossello. Poco importa che per un solo punto non si aggiudica il titolo tricolore; questa vittoria serve a riscattare il “disastro olandese” e a rispondere a muso duro a chi lo ha contestato.

10 come i giorni di quell’aprile 1949. Al Vigorelli, Coppi batte in un incontro memorabile Gerrit Schulte possente pistard di Amsterdam e quindi “Olandese Volante”. Fausto corse 96 sfide di inseguimento con 85 vittorie. Quando ho chiesto a Mino De Rossi chi fosse stato il miglior interprete della poursuite, mi rispose, senza indugio, che, nonostante avesse conosciuto e duellato con tutti gli interpreti nell’epoca d’oro della pista, il più forte era lui, il salumiere di Castellania.

Il 10 più leggendario, più ricordato, più eroico, è senza ombra di dubbio quel giorno del giugno 1949 quando Fausto segna con l’impresa del secolo la Cuneo-Pinerolo. C’è poco da aggiungere. Un volo sulle Alpi italo-francesi che vale come un campionato del mondo, e forse più.

10 come le tappe vinte al Tour da Fausto Coppi. No! Obbietterà qualcuno che sono 9… È vero; ufficialmente sono solo 9. Ma non dobbiamo dimenticarci che il 18 luglio 1949 a Briançon, compleanno di “Ginettaccio”, Il Campionissimo pensò bene di “fare un regalo” al compagno di squadra. Quella tappa, con la forma che aveva, sarebbe stata di Fausto anche con una gamba sola. Ma, per quella occasione, auguri Gino!

10 come 10° è stato il piazzamento finale al Tour del 1951, corso con la morte nel cuore dopo che Serse soltanto pochi giorni prima era incredibilmente morto in corsa. Chissà quante volte avrà pensato a lui…

10 aprile 1958: si corre il Giro di Campania. Fausto arriva 35°. 10 maggio 1959: Gran Premio Industria e Commercio di Prato. Fausto si classifica al 36° posto. Il Campionissimo a fine carriera pedala di rimessa. Per non deludere i suoi tifosi, invece di un comprensibile ritiro, va a concludere ugualmente le corse confuso tra i ritardatari. Ma le corse si onorano, perché il rispetto per la gente non finisce con le forze.

Il numero 10 più ricco di commozione è quello dei suoi 10 “Gregari per sempre”, i migliori, i più fedeli; vale a dire, secondo me: MILANO, CARREA, CRIPPA, GAGGERO, GIACCHERO, GISMONDI, FILIPPI, PIAZZA, CONTE, SERSE COPPI. Più che gregari direi, senza voler scendere nel blasfemo, “apostoli”. Ma gli apostoli erano 12 e allora ecco scendere in campo le riserve: PASQUINI e, un po’ a sorpresa, il belga DÉSIRÉ KETELEER.

10, come il miglior voto scolastico che vogliamo dare al tandem Giacinto e Renato. Due entusiasti conoscitori della materia; ci hanno voluto regalare questo volume che, nella sua immediatezza e semplicità, ha una buona forza didattica ed è quindi consigliatissimo per i ragazzi che vogliano avvicinarsi ai pedali del Campionissimo. Coppi sembra, nonostante passino gli anni, esserci sempre. Non sparisce dalla memoria, semmai la sua leggenda si ingigantisce.

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