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La Crociata dei bambini

Alba edizioni, 2018 – 124 pagine, Enzo Marigliano, ISBN 978-88-99414-36-8

14,00
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La Crociata dei bambini o, nel linguaggio delle cronache dell’epoca, la crociata dei fanciulli, resta ancor oggi uno degli avvenimenti più oscuri dell’epopea delle Crociate e, in generale, del XII e XIII secolo.

Eppure il mito della vicenda ha attraversato i secoli, lasciando dietro di sé una ridda d’interpretazioni che hanno finito più con il confondere le acque che con il consentire la ricerca della verità. Le cronache che citano l’episodio sono una cinquantina.

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L’oscura vicenda della “Crociata dei bambini”, in alcuni testi definita “Crociata dei fanciulli”, partita nel 1212 da Francia e Germania poi dilagata in parte d’Italia, resta uno degli episodi meno studiati dell’intera vicenda delle Crociate.

Per tentare di dipanare la matassa m’è parso opportuno iniziare esaminando il clima di quell'anno che era, a dir poco, incandescente, ma le cui premesse, come sempre e non casualmente nel Medioevo, facevano parte d’uno scenario complesso e dalle radici profonde.

Innocenzo III, al secolo Lotario di Segni, aristocratico, finissimo giurista e autore di diverse opere ascetiche, era salito al soglio di Pietro nel 1198 e il suo pontificato sarebbe durato fino al 1216: diciott'anni densi d’avvenimenti cruciali, sia per la storia della Chiesa che per la generale situazione geopolitica fra XII e XIII secolo.

La cattedra di Pietro si trovava immersa nella temperie delle Crociate e delle lotte contro le eresie; non era neppure tanto sicura dell’effettiva conclusione, sul piano pratico, della lotta per le investiture sancita formalmente nel 1112 con il Concordato di Worms.

In questo quadro Innocenzo si mosse tentando d’operare una grande sintesi rispetto all'elaborazione, sia teologica che politica, dei suoi predecessori, maturando la convinzione che i due perni centrali del suo magistero avrebbero dovuto essere la riconquista di Gerusalemme e il rafforzamento della monarchia franca.

Questa convinzione, sostanzialmente in precario equilibrio fra un passato consolidato e un futuro irto d’incognite, farà sì che tutto il suo pontificato sarà segnato dallo sforzo di realizzare un disegno che si rivelerà più complesso del previsto, teso a far prevalere il principio teocratico della supremazia del potere spirituale su quello temporale. Lo scontro principale verterà, di fatto, sulla convinzione di Innocenzo secondo cui il fallimento delle precedenti Crociate fosse da attribuirsi essenzialmente ai principi e ai potentati laici in generale, il cui scopo era curare i propri interessi mondani e la propria cupidigia; è a partire da queste premesse che sosterrà che al Papa, e solo a lui, spettava l’iniziativa di bandire qualsiasi nuova Crociata e detenerne il comando “spirituale” dimostrando, in tal modo, come osserva Franco Cardini, che la Crociata stessa era solo parte d’un più ampio programma di rigenerazione della cristianità da realizzarsi sotto la guida della Chiesa.

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