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Augusto Daolio, un aquilone in volo

Alba edizioni, 2018 – 106 pagine, Alfredo Stoppa, ISBN 9788899414214

12,00
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Augusto Daolio (1947-1992), pietra miliare della musica leggera italiana e, in particolare, di quella più impegnata e attenta alle dinamiche civili e sociali, ha lasciato un’eredità culturale significativa.

Lo storico cantante del gruppo dei Nomadi ha legato il suo nome a canzoni entrate di diritto nel bagaglio culturale popolare degli Italiani: “Dio è morto”, “Auschwitz”, “Io vagabondo” solo per citarne alcune.

Questo libro ripercorre, in forma romanzata, la vita e la carriera di Daolio, sottolineandone l’influenza sulla società e sul costume italiani.

Leggi l'incipit

 

Un bambino gioca in un cortile. Fa caldo. Un’estate feroce, un sole che picchia come un martello, perfino i fiori sudano. Più polvere che aria. Un cane più brutto di un incubo cerca pace all'ombra di un fico. Un cielo bianco, gonfio d’afa, incombe sulla pianura, schiaccia il paese, zittisce le voci. È un giorno senza respiri, le cose – un secchio vuoto, un pallone sgonfio, una bici da donna – assumono forme incerte, sfumano assorbite da un’arsura che odora di piombo, un gatto acciuffa il sonno al riparo di una tettoia. Dio, oggi, è morto e qualche spirito maligno ne ha approfittato e deve aver dato fuoco alla campagna. Un falò. Fa solo voce il silenzio. Sopra il tetto nessuna nuvola grandiosa.

«Oh...oh... Te, sì proprio te, non senti che caldo che fa? Un forno! Oggi le galline fan le uova sode! Vieni dentro, in casa si sta freschi».

Il bambino porta gli occhiali, ma sente. Ha anche la voce per ribattere, ma niente. Fa niente! È fatto così. Va al contrario.

Fa un caldo!

«Dai, dai... Vieni dentro. Non fare il succon, fuori è Africa! Ti prendi un colpo! Su, entra, zuccone. Ma guarda che vagabondo d’un figlio...».

«Lascialo perdere, è più difficile da ac-chiappare di un’anguilla, ti scappa dalle mani peggio di una saponetta. E sparisce nel niente come un ciao tra la nebbia; lo sai che è nato così, quella notte che l’abbiamo fatto era così calda che tacevano anche i grilli. Ricordi? E così ci è venuto: storto».

«Lo so...lo so, l’é sèimper stê un gerùndio».

E il bambino strano continua a giocare, a niente e a tutto.

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