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Il Mundial di Karol

Alba edizioni, 2018 – 160 pagine, Alberto Bertolotto, ISBN 9788899414412

15,00
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Il Mundial di Spagna 1982 non è soltanto quello vinto dagli azzurri di Enzo Bearzot. Quell’edizione della Coppa del Mondo di calcio è passata alla storia anche per lo stupore suscitato dalla nazionale terza classificata, la Polonia della sua stella Boniek.

Mentre Zibì e compagni vincevano e convincevano sui campi spagnoli, la popolazione polacca era sconvolta dal colpo di Stato liberticida del generale Wojciech Jaruzelski, l’imposizione della legge marziale e il soffocamento del sindacato libero Solidarność.

In Vaticano un papa polacco, Giovanni Paolo II al secolo Karol Józef Wojtyła.

La prefazione è del campione del mondo Dino Zoff. Contiene intervista a Andrzej Iwan.

Leggi l'incipit

 

La Polonia è reduce da un inaspettato terzo posto ai campionati mondiali del 1974, disputatisi in Germania Ovest. I biancorossi hanno sorpreso per la qualità del gioco, offensivo e arioso, e i suoi giocatori sono finiti in vetrina: dal capocannoniere della rassegna Grzegorz Lato, autore di 7 reti al regista Kazimierz Deyna fino ad Antoni Szymanowski, terzino di assoluto valore in entrambe le fasi di gioco. La selezione, due anni prima, aveva vinto la medaglia d’oro ai Giochi Olimpici di Monaco di Baviera. Ciononostante nessuno si sarebbe aspettato di vedere così in alto la Polonia, che si era qualificata alla manifestazione iridata soltanto una volta e peraltro in un’epoca pioneristica (1938). L’eco dei festeggiamenti, naturalmente, tarda a spegnersi: è un successo anche per il regime comunista, che da sempre ha investito nello sport vedendolo come un fondamentale strumento di propaganda. Tuttavia i biancorossi, allenati sempre da Kazimierz Górski, ct dell’oro a cinque cerchi e del bronzo mondiale, non perdono concentrazione e smalto. Al primo impegno ufficiale, programmato per il 1° settembre 1974, due mesi dopo la finalina vinta con il Brasile per 1 a 0, la Polonia batte a Helsinki la Finlandia per 2-1. È una vittoria importante, in quanto la partita è valida per il gruppo 5 di qualificazione ai campionati europei che si terranno in Jugoslavia nel 1976. In Scandinavia, nonostante le assenze di Deyna e Żmuda, ben rimpiazzati da Ćmikiewicz e Bulzacki, la squadra recupera dopo pochi minuti lo svantaggio iniziale grazie a una rete di Szarmach. Nella ripresa ci pensa il solito Lato a risolvere la pratica. La nuova avventura comincia con il piede giusto e ce n’è bisogno considerato che i biało-czerwoni sono inseriti in un girone di ferro. Oltre alla Finlandia, se la devono infatti vedere con l’Italia, sempre temibile nonostante la pessima figura ai campionati mondiali, e i Paesi Bassi, che nella rassegna iridata hanno dato spettacolo arrivando secondi. La bella prestazione di Helsinki, però, non trova seguito nelle amichevoli. Sono amari i risultati dei primi test match, le prime gare in patria dopo la rassegna tedesca. A Varsavia, il 4 settembre, la squadra di Górski perde con la Germania Est (2-1) e a Wrocław, tre giorni più tardi, arriva un’altra sconfitta, stavolta per mano della Francia, che si impone per 2-0. Sono rovesci quasi ininfluenti, che intaccano solo parzialmente il morale e l’entusiasmo dei tifosi. Nelle successive gare di qualificazione agli Europei, quelle che contano davvero, Lato e compagni ottengono solo risultati positivi. A Poznań, il 9 ottobre, superano la Finlandia per 3-0 grazie alle reti di Kasperczak, Gadocha e Lato e nella primavera seguente, il 19 aprile, ottengono un buon pareggio per 0-0 con l’Italia a Roma. Si arriva così al match-clou del cammino verso la rassegna continentale, in programma il 10 settembre con i Paesi Bassi. Si gioca a Chorzów, uno stadio fortunato per la storia della nazionale, dove erano arrivati i successi con il Galles e l’Inghilterra durante le qualificazioni ai campionati mondiali del 1974. Di fronte a più di 70 mila spettatori, tra i quali il ct dell’Italia Fulvio Bernardini, i ragazzi di Górski superano per 4-1 l’Arancia Meccanica, sopravanzandola di un punto in testa al girone (7 a 6) e lanciando così la volata finale per l’ottenimento del pass per la Jugoslavia. Segnano i soliti, cioè il trio d’attacco composto da Lato, Gadocha e Szarmach, quest’ultimo autore di una doppietta. I Paesi Bassi sono annichiliti, capaci solo di segnare una rete all’80’.

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