Non lo fa nemmeno Dio

Bianca ha compiuto una scelta estrema:
la povertà.

Vuole ricominciare dal basso, come semplice collaboratrice scolastica, in una scuola di paese, dove le piccole violenze quotidiane e i sogni si mescolano e spaccano in silenzio. Così il fratello e quell’uomo, entrato di sbieco nella sua vita.

Alcune persone hanno la tendenza a fare ciò che non fa nemmeno Dio.

Bianca è una di queste.

 

Sono trascorsi quattro anni.
All’epoca lavoravo da precaria in una specie di centro culturale-erboristeria.
Avevo conosciuto Claudia, la titolare, tramite Valeria, l’ex cliente di un negozio che avevo gestito per circa due anni. Soffriva di una grave malattia, un virus che le divorava il corpo, con le sue fiamme pruriginose e dolenti.
Il male si manifestava, a livello cutaneo, con rossore, perdita di capelli e ribrezzo da parte di chi la guardava. Le erano state imposte cure cortisoniche e altre terapie che le avevano distrutto il già fragile sistema immunitario. Disperata e depressa si era rivolta a Claudia, una vicina che si occupava di cure naturali, terapie naturopatiche e massaggi miracolosi.

«Devi cambiare vita – le aveva imposto –. Il lavoro che svolgi non è salutare, non fa per te».
«Hai ragione! – aveva subito accondisceso la terrorizzata Valeria –. Devo lasciarlo. È un inferno. Il mio ufficio si affaccia sulla fabbrica. Dall’unica finestra si infiltrano dei gas tossici che lasciano ovunque tracce di solvente grigio-giallastro».
«Ne sarai piena, dentro» l’aveva interrotta Claudia sorridendo saggiamente.
«Aah! Ecco… il lavoro… maledetto! E poi i colleghi. Loretta è separata e suo figlio frequenta la prima media. È un disgraziato. Loretta convive con Giorgio che fa il rappresentante, ma la cornifica e lei, che ne è a conoscenza, ha una tale rabbia dentro che fuma due pacchetti di sigarette al giorno, picchia suo figlio e in ufficio… in ufficio è una guerra continua… ecco spiegato… e il titolare…».
Claudia l’aveva attizzata con il semplice movimento della testa; da su a giù e da giù a su. Con quel sorriso modulato dagli zigomi sporgenti, quel suo sorriso ipnotico che sviava la cupa espressione degli occhi.
«… il titolare è una bestia. Un tiranno. Non se ne può più! Dopo tutti i servizietti e i piacerini che gli ho fatto… è un bell’uomo… che fisico… sai… a me piace… insomma… ci godo…».

Durante tutto il colloquio Claudia aveva costantemente tenuto d’occhio l’orologio appeso alla parete, accanto al crocifisso. Era quasi ora di pranzo e…
“Che scatole. Ma quando la finisce?” pensava nello stomaco.
«Sì, sì – l’aveva interrotta –. Ora basta. Fa’ ciò che ti senti di fare. Ascolta il tuo corpo: non mente. La medicina tradizionale è velenosa e distruttiva. Guarda come ti ha ridotta. Cortisone? Un’idiozia. Annienta l’anima. E queste? Che cosa sono queste?».
Aveva afferrato le tre scatole di pasticche e fiale che Valeria le aveva mostrato.
«Vedrai che d’ora in poi… gradualmente s’intende, gradualmente… di queste non ne avrai più bisogno».
Si era alzata in piedi, risoluta, aveva aperto una vetrina scorrevole e vi si era fermata innanzi poggiando il gomito sull’altro braccio con cui si avvolgeva la vita.

Si era messa a pensare. A pensare e a meditare improntando uno sguardo saggio, adatto alle cure appropriate alla nuova paziente. Dopo più di un minuto di spostamenti, avanti e indietro, destra e sinistra, sotto e sopra del capo, dei piedi e delle mani. Dopo ripetuti tentativi e ritirate.
«Questa no… questa no, questa no… oh sì, questa! – aveva sussurrato –. No, questa non va bene. Sì, ecco… questa! E l’olivello spinoso».
Aveva chiuso la vetrina e da un piccolo frigo aveva estratto una bottiglietta di vetro marrone da 50 centilitri.
«Questo si chiama olivello. È un preparato straordinario. Un toccasana. C’è un signore, un vero mago delle erbe che vive in montagna e fa il mago delle erbe. È un angelo!».

Poi, improvvisamente, essendosi accorta di essersi sbottonata più del dovuto, si era zittita. Valeria, infatti, la osservava con aria imbarazzata.
«Insomma, è un concentrato NA-TU-RA-LE di vitamine, sali minerali, ferro, eccetera eccetera. Costa un po’: 50 euro. Ma a te faccio 45. È veramente ottimo. Tre cucchiai al giorno».
Valeria l’aveva ascoltata.
Non aveva avuto scelta.
Aveva dovuto obbedire.
«Questo più questo più questo più questo… Fanno 189 euro e 50. 185 per te. Poi ci prenderemo cura dell’alimentazione. Ho tutto, qui. Stai tranquilla. Vedrai che ce la farai. Dipende esclusivamente dalla tua volontà».
Valeria era rincasata con la sua sportina in mano e una forza nuova, una carica interiore onnipotente.
“Io posso guarire! Io l’ho deciso, io posso guarire!”.

Entrata in cucina aveva accantonato i volumi di ricette, la posta, il cestino della frutta, le vecchie medicine e la foto di… posati sulla credenza, sostituendoli con le scatole tinta crema e marrone della nuova, miracolosa cura.
In ordine di grandezza.
Con religioso rispetto.
«La salvezza è giunta in questa casa! – aveva deciso –. Lo voglio!».
Valeria era diventata Dio.Acquista on line!

  • ALESSANDRA BRISOTTO - Non lo fa nemmeno Dio
  • Alba edizioni, 2018 - 120 pagine, 12€
  • ISBN 9788899414320