A ritmo di Polska

Underdog è un termine inglese che indica un atleta, o una squadra, dato per sfavorito nei pronostici. La Polonia, alla vigilia dei campionati mondiali di calcio del 1974, era la rappresentante più illustre di questa famiglia. Tuttavia, sovvertendo ogni tipo di previsione, riuscì a chiudere al terzo posto finale, conquistando così il miglior risultato di sempre del calcio polacco.

“A ritmo di Polska”, scritto dal giornalista pordenonese Alberto Bertolotto, è il primo libro italiano che racconta la  racconta la storia di quella nazionale, reduce dal successo ai Giochi Olimpici nel 1972 e capace di appassionare un intero popolo. L’autore ripercorre tutti i momenti di quella squadra, dalla genesi al tramonto, con particolare attenzione alla rassegna iridata disputatisi in Germania Ovest.

Molti contenuti esclusivi, tra le quali l’intervista al capocannoniere dei mondiali, Grzegorz Lato, e Marek Kozminski, ex Udinese e Brescia. La prefazione è del presidente della Federcalcio polacca, Zbigniew Boniek, ex stella di Juventus e Roma.

INTRODUZIONE

In tanti, com’è normale che sia, mi hanno chiesto il perché di questo libro. D’altronde la storia ha ormai più di quarant’anni e, a livello globale, ci sono squadre che hanno lasciato un segno maggiore rispetto alla nazionale polacca ai campionati mondiali del 1974. Rimanendo nell’ambito della stessa competizione, si potrebbe parlare di chi vinse il trofeo, la Germania Ovest, o in maniera più accattivante, della selezione dell’Olanda, arrivata seconda ma passata alla storia più della vincitrice per aver introdotto il concetto di calcio totale e per aver messo in vetrina il talento di Johan Cruijff, un genio forse senza eguali.

Ebbene, quella Polonia, che prima di allora aveva partecipato soltanto una volta alla rassegna iridata, addirittura nel lontano 1938, chiuse al terzo posto. Una vera e proprio sorpresa. Alcuni su questo punto potrebbero obiettare, perché due anni prima la selezione biancorossa aveva vinto la medaglia d’oro ai Giochi Olimpici di Monaco di Baviera e, quindi, il piazzamento sul gradino più basso del podio era per certi versi pronosticabile nonché la naturale prosecuzione del lavoro iniziato dal tecnico Kazimierz Górski, che diventò poi il selezionatore della nazionale maggiore. Ma il livello del calcio a cinque cerchi, si sa, è di una qualità inferiore rispetto a quello dei campionati mondiali. Per questo motivo i biancorossi del 1974 furono una piacevole scoperta, una ventata d’aria nuova che proveniva dall’Est Europa dopo i fasti della grande Ungheria di Puskás, seconda nella Coppa Rimet del 1954, e della Cecoslovacchia di Novak, seconda nel 1962. Grazie alla saggezza di Górski, le parate di Tomaszewski, la forza di Gorgoń, la classe di Deyna, i dribbling di Gadocha e i gol di Lato la Polonia riuscì a sconfiggere rivali del calibro di Argentina, Italia, Jugoslavia, sino ad arrivare a superare il Brasile campione in carica nella finale valida per il 3° e 4° posto. Un piccolo miracolo. Un risultato che, come sostiene Zbigniew Boniek nella sua prefazione, ispirò una generazione intera di calciatori.

A tutto ciò va aggiunto il punto di vista personale. Nel calcio mi è sempre piaciuto guardare a Oriente e, inoltre, mi hanno sempre affascinato le storie che vedono Davide battere Golia. Nei campionati mondiali del 1994, oltre all’Italia, rimasi impressionato dalla Bulgaria, una selezione con una stella (Stoichkov) circondata da buoni giocatori che, contro ogni pronostico, riuscì ad arrivare a un passo dalla finale. La Polonia del 1974, per alcuni aspetti, ricorda quella squadra. Ed è anche per questo motivo che ho deciso di scrivere la sua storia…..

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  • ALBERTO BERTOLOTTO - A ritmo di Polska
  • Alba edizioni, 2017 - 160 pagine, 15€
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