L’inutilità della guerra

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L’alba comincia appena a tingere la volta del cielo sul monte Sapun; la superficie turchina del mare si è già scrollata di dosso le tenebre notturne e attende il primo raggio, per scintillare di un gaio splendore; la baia odora di freddo e di nebbia; non c’è neve, tutto è buio, ma l’acuto gelo mattutino pizzica il volto e scricchiola sotto i piedi, e il lontano, incessante mormorio del mare, di quando in quando interrotto dal fragore degli spari di Sebastopoli, turba da solo la quiete del mattino.

Questo è l’incipit de “I racconti di Sebastopoli”, opera giovanile dell’ineguagliabile Lev Tolstoj che, da ufficiale viziato proveniente da nobile famiglia, non ancora trentenne partecipò da volontario alla guerra di Crimea. Quell’esperienza restituì all’umanità un Lev diverso.

In questi giorni, nei quali il mondo assiste al prepararsi di un nuovo scontro militare internazionale nella penisola, rileggiamo le pagine di condanna dell’orrore e della inutilità della guerra scritte da Tolstoj.

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